Un gas un tempo noto come gas esilirante, l'ossido di diazoto (N2O) è anch'esso un potente gas serra. Le attività umane sono responsabili del 30% circa delle sue emissioni in atmosfera, prevalentemente mediante attività agricole con utilizzo di fertilizzanti, ma anche per mezzo di combustioni e processi industriali o incendi di biomasse. Il restante 70% di emissioni è dovuto alla scomposizione naturale di composti azotati nei suoli e nei mari.
Studi recenti mostrano però che anche la scomposizione naturale nei mari viene influenzata dal riscaldamento, dall'eutrofizzazione e dall'acidificazione delle acque, effetti questi di chiara origine umana. In particolare la produzione marina di N20 è particolarmente elevata in acque a scarsa presenza di ossigeno. E studi sia osservativi che modellistici ci mostrano come molte zone marine, specie quelle lungo le piattaforme continentali, stiano diventando sempre più povere di ossigeno, e come questa tendenza appaia in ulteriore evoluzione per il futuro.
Ciò premesso, non è difficile immaginarsi che la produzione di N2O da queste zone sia destianata ad aumentare, con relativo impatto sull'intrappolamento di calore nei bassi strati dell'atmosfera. Cambiamenti anche modesti in aree critiche come quelle delle piattaforme continentali potrebbero grandemente amplifiicare l'emissione di N2O. Insomma, anche se l'ossido di diazoto era noto come gas esilirante, dal punto di vista climatico non ci sarà proprio niente da ridere




