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Consumo e sostenibilità

Il consumismo è una pratica autodistruttiva e la principale minaccia alla nostra sicurezza non è rappresentata da gruppi terroristici, ma dal dissesto dell'ambiente. Trasformare radicalmente la nostra cultura è possibile: dobbiamo fare in modo che la sostenibilità diventi una regola di vita. Questo in sintesi ciò che afferma il rapporto 2010 "State of the World" del Worldwatch Institute, di cui il WWF Italia ha curato l'edizione italiana.

Lo scorso marzo WWF Italia ed Edizioni Ambiente in collaborazione con la cattedra di Sociologia del Lavoro delle Facoltà di Scienze della comunicazione dell'università la Sapienza di Roma, hanno presentato l'edizione italiana di "State of the World 2010"- Trasformare la cultura del consumo. Il rapporto annuale del prestigioso Worldwatch Institute. Fondato nel 1974, il Worldwatch Institute è considerato uno fra i più autorevoli centri di studi interdisciplinari sui trend ambientali del pianeta. L'istituto ha come obiettivo quello di favorire il passaggio verso una società sostenibile, in cui dare risposta ai bisogni umani senza minacciare la sopravvivenza dell'ambiente naturale e le prospettive delle generazioni future. Il volume che in Italia è curato da Gianfranco Bologna (direttore scientifico del WWF Italia, quest'anno affronta il cruciale tema dell'insostenibilità dell'attuale società consumistica e della necessità di una profonda trasformazione culturale che faccia rotta verso una società sostenibile. Lo stile di vita consumistico assunto a modello dominante è assolutamente autodistruttivo perchè incompatibile con limiti biofisici degli ecosistemi terrestri , delle risorse che essi ci possono offrire e della capacità di assorbire i nostri scarti. La comunità scientifica ha ormai ben chiaro come non sia possibile consentire di estendere l'attuale stile di vita dei Paesi ricchi a tutta la popolazione mondiale che già oggi conta 6,8 miliardi di individui e che nel 2050 dovrebbe arrivare a superare i 9 miliardi. Eppure afferma Gianfranco Bologna, si continua a vivere in un sistema culturale permeato sul perseguimento di una continua crescita, materiale e quantitativa e su modelli di uso delle risorse basati sul sovraconsumo, con il risultato di pesanti effetti deleteri di tipo economico, sociale e ambientale.

Negli ultimi cinque anni, i consumi sono aumentati vertiginosamente con un trend che supera ampiamente quello di crescita della popolazione. All'aumento dei consumi corrisponde una maggiore estrazione del sottosuolo di combustibili fossili, minerali e metalli, più alberi tagliati e più terreni coltivati spesso per alimentare il bestiame, poichè all'aumentare dei livelli di reddito corrisponde una crescita dei consumi di carne. Tanto per fare un esempio, tra il 1950 e il 2005 la produzione di metalli è sestuplicata, il consumo di petrolio è aumentato di otto volte e quello di gas naturale di quattordici. Complessivamente ora si estraggono 60 miliardi di tonnellate di risorse l'anno: circa il 50% in più rispetto a solo 30 anni fa. Oggi quotidianamente un europeo medio usa 43 chilogrammi di risorse e un americano 88. A livello globale, ogni giorno l'umanità preleva dalla Terra risorse con le quali si potrebbero costruire 112 grattacieli delle dimensioni dell'Empire State Buildin di N.Y. Come ricordano gli studiosi del WorlldWatch  Institute, gli esseri umani si sono strutturati in sistemi culturali che li hanno plasmati e vincolati.

Le norme, i simboli, i valori e le tradizioni culturali con cui un individuo cresce diventano naturali. Perciò chiedere a chi vive in culture di tipo consumistico, di limitare i propri consumi è come chiedere loro di ammettere di respirare: possono farlo per un pò ma poi ansimando, inspireranno nuovamente. Come ricorda il presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, viaggiare in auto o in aereo, vivere in grandi case, usare l'aria condizionata non sono scelte in declino, ma sono parti integranti della vita, almeno secondo le norme culturali presenti in un numero crescente di culture del consumo a livello globale. Pur sembrando naturali a chi appartiene a quelle realtà culturali, questi modelli non sono ,,  come ci dismostra la notevole quantità di dati accumulati dalla conoscenza scientifica, nè sostenibili, nè possono definirsi manifestazioni innate della natura umana. Infatti si sono sviluppati nel corso di molti secoli e oggi si promuovono e diffondono a milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.